Amarcord *
di Carlo Chendi
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Anche se non siamo arrivati per primi, trent'anni fa, di manifestazioni dedicate ai fumetti ce n'erano pochine. Anzi, solo una: Lucca, nata a Bordighera nel 1965, che aveva appena compiuto 7 anni. Allora la kultura ufficiale non ci considerava gran che, noi fumettari. Non eravamo dei «narratori», i disegnatori non erano «pittori», inoltre il termine «fumettaro» suonava un po' spregiativo. Noi autori eravamo un po' frustrati, urgeva che facessimo qualcosa per «creare una manifestazione, un evento che valorizzasse il fumetto, a livello kulturale, come forma d'arte autonoma e originale». Ma cosa? Facciamo un passo indietro, un flash back, come si dice in termine tecnico. Mi consideravo un allievo del grande Carl Barks, lo ammiravo incondizionatamente, così, nel 1967, non appena riuscii a trovare il suo indirizzo, gli scrissi. Mi rispose, diventammo «amici di penna» e mi regalò una pagina originale con una storiella autoconclusiva di Paperone. Mi piacevano anche i Peantus, ero un fan di Charles Schulz. Gli scrissi... finì che mi mandò una sua strip con dedica. Anche Beetle Bailey mi piaceva... e anche Mort Walker mi spedì una strip con dedica. Possedevo ben tre disegni originali, quindi perchè non fare una mostra di «disegni originali»?
Progetto di una mostra
A Rapallo c'era una galleria d'arte, frequentata, tra gli altri, dallo scrittore Luciano Bianciardi. Gabriella, la proprietaria, era una mia amica, cosí le proposi di fare una mostra dedicata ai fumetti. L'idea le piacque, ma per la sua galleria sarebbe costata troppo. Così mi fece conoscere un gruppo di giovani universitari, che facevano parte di un'associazoine che si chiamava CRIU. Il CRIU organizzava periodicamente manifestazioni per il Comune e l'Azienda Autonoma di Rapallo. Era il 1972 e facemmo la prima Mostra Internazionale dei Cartoonists: come andarono le cose ve lo racconterá Emilio Carta, allora membro dei CRIU e oggi giornalista, collaboratore de «Il Secolo XIX». In mostra non c'erano solo i tre disegni originali che mi avevano regalato, ma moltissimi altri che, nel frattempo, ero riuscito a farmi prestare da case editrici, syndicates e colleghi italiani e stranieri. Un altro flash back. Nel 1968 si era costituito a Rapallo lo Studio Bierreci, dove Bierreci stava per Bottaro, Rebuffi e Chendi. Insieme facemmo un paio di riviste: Redipicche e Whisky & Gogo. Oltre a scrivere e disegnare storie, ci eravamo ritagliati altri compiti nell'ambito dello Studio. Bottaro curava i rapporti con gli editori, Rebuffi teneva l'amministrazione, mentre a me era stato assegnato l'incarico di organizzare mostre e manifestazioni. Tra l'altro volevamo scrollarci di dosso quella parola, «fumettari», e cercarne una nuova, meno spregiativa, che definisse in maniera chiara qual era la nostra professione. Negli Stati Uniti, sia i disegnatori che gli sceneggiatori, insomma, i fumettari tutti, erano chiamati «cartoonists» (tra l'altro un nome che deriva dalla parola italiana «cartoni»). Cartoonists suonava bene e, per degli esterofili incalliti come noi italiani, era un nome abbastanza esotico da far colpo. Senza falsa modestia, se oggi in Italia i «fumettari» sono conosciuto come «cartoonists» ed il termine è diventato di dominio pubblico, un po' di merito lo abbiamo anche noi, che per trent'anni lo abbiamo propagandato, con le nostre Mostre e i nostri cataloghi.
Metamorfosi di una trattoria in ristorante dei fumetti
Poiché la prima «Mostra Internazionale dei Cartoonists» stava avendo un successo insperato, si era creato per noi il problema di trovare una trattoria dove portare a pranzo e cena colleghi, editori, giornalisti e critici. Le caratteristiche richieste erano due: che la cucina fosse possibilmente locale, vale a dire genovese e si mangiasse bene; e che non si spendesse troppo! A San Massimo, sulle colline appena fuori Rapallo, c'era la Trattoria U Giancu che preparava ottimi ravioli, pansoti con la salsa di noci, trenette al pesto e via dicendo. Conoscevo il proprietario, Ernesto Oneto, soprannominato U Giancu, così gli feci una proposta: tutti noi cartoonists saremmo andati a mangiare nalla sua trattoria, ma doveva farci un (buon) prezzo forfettario, qualsiasi cosa avessimo mangiato, poco o tanto. Accettò! Da allora la Trattoria (promossa più tardi a ristorante) U Giancu è diventata la «mensa» di tutti i cartoonists ospiti delle nostre mostre, di tutti quelli che passano da queste parti e dei fans dei fumetti di tutto il mondo. Gran parte del merito della trasformazione di U Giancu in «Ristorante dei Fumetti» è di Fausto, U Giancu Junior, figlio di Ernesto e oggi nostro collaboratore nell'organizzazione della Mostra; mentre noi siamo suoi collaboratori nell'organizzazione della Cena dei Cartoonists. Gli Enti organizzatori della manifestazione sono stati il Comune di Rapallo e l'Azienda Autonoma di Soggiorno, fino a quando quest'ultima non è stata assorbita dalla Regione Liguria. Oggi l'unico Ente organizzatore è rimasto il Comune. Ridendo e scherzando, ridendo e scherzando, come dicono i genovesi, sono passati trent'anni. Io ho continuato ad occuparmi dell'organizzazione della manifestazione, con la collaborazione di Luciano Bottaro, e degli altri membri dello studio Bierreci, dal 1972 al 1988. Poi, per lavoro, mi sono trasferito a Milano, dove sono rimasto per svariati anni. Quindi, dal 1989 al 1995, è Bottaro che si occupa della Mostra Internazionale dei Cartoonists. Dal 1996, con quella dedicata a Martin Mystere, ho ripreso a telefonare, prenotare stanze di alberghi, stilare comunicati stampa, impaginare cataloghi, stendere articoli e saggi e allestire pannelli. Dopo Martin Mystere, mi è sembrato doveroso dedicare la Mostra del 1997 a Luciano Bottaro, un collega col quale ho lavorato per oltre 35anni, senza dubbio uno dei più grandi cartoonists che abbiano mai calcato le scene dei fumetti. Poi ci sono stati Silver, Milazzo... Ma queste potete vederlo dalle copertine dei cataloghi.
Una precisazione...
...è sicuramente complicato raccogliere il materiale di una manifestazione così antica, ma, in questo caso, lo è ancora di più. Molte pubblicazioni e vecchi cataloghi erano conservati nell'archivio dell'Azienda Autonoma di Soggiorno di Rapallo, Quando questa è stata assorbita dalla Regione, tutto il materiale che riguardava le Mostre Internazionali dei Cartoonists è scomparso. Forse è finito al macero... niente di nuovo, dopotutto. La Western Printing, casa editrice di Carl Barks, il King Features Syndicate, la Rizzoli, la Mondadori e via dicendo hanno disperso i loro archivi di originali e di decenni di pubblicazioni. Il prezioso catalogo di una mostra (che ho co-organizzato) fatta in una prestigiosa città italiana (si dice il peccato ma non il peccatore), aveva stampato cinquemila copie del volume di circa 200 pagine. Per errore la tiratura fu collocata in un magazzino insieme a dell'amianto. Quando se ne accorsero, distrussero tutto quanto, l'amianto e 4.900 cataloghi. Circa 100 sono riusciti a salvarsi perchè passati dalla tipografia agli uffici dell'Ente che aveva finanziato l'intero evento fumettistico senza sostare nel fatidico magazzino. Se siete in posseso di materiale riguardante un'edizione della Mostra dei Cartoonists, e quel materiale non è esposto nel sito, non esitate a contattarci. Il vostro aiuto potrebbe fornirci i tasselli mancanti al mosaico della storia della Mostra!
* L'articolo è stato pubblicato sul catalogo della XXIX Edizione della Mostra Internazionale dei Cartoonists

